Pigni e Dorio, è la Notte del Miglio

22 Novembre 2019

Le gloriose mezzofondiste azzurre tra le star radunate a Montecarlo dalla World Athletics: l'abbraccio tra i più grandi interpreti di sempre della disciplina


 

di Giorgio Cimbrico

Roger Bannister e Diane Leather Charles, che nel giro di ventitré giorni, tra il 6 e il 29 maggio di 65 anni fa, abbatterono il muro dei 4’ e la barriera dei 5’, per scomparire l’una dopo l’altro l’anno scorso a distanza di pochi mesi, erano presenti alla Notte del Miglio attraverso le figlie Erin, Charlotte e Lindsey. Con loro, il ricordo dell’uomo e della donna che ebbero la meglio su promontori che sembra arduo doppiare è stato anche più vivo, più commovente.

A Montecarlo la IAAF, ora WA, World Athletics, ha riunito (quasi) tutti i grandi migliaroli, quelli che hanno fatto la storia e scandito la progressione del record del mondo dopo i prodigi di Roger e Diane, il primo 3:59.4 sulla pista di Iffley Road, Oxford, la seconda 4:59.6 a Birmingham, campionati delle Midland. Per Bannister (autore di una delle ultime imprese imperiali e affiancato a sir Edmund Hillary che due anni prima aveva scalato l’Everest, dono per l’incoronazione di Elisabetta II) fu il primo e l’unico, per Diane il terzo di una serie di cinque.

Al cast della Heritage Mile Night è mancato, all’ultimo momento, Peter Snell: il formidabile kiwi, tre volte olimpionico (con doppietta 800-1500 a Tokyo ‘64), da lunghi anni trapiantato negli Usa, era in partenza per il Principato, ma una piccola crisi cardiaca ha invitato alla prudenza l’81enne nativo di Opunake.

Personaggi e interpreti: il francese Michel Jazy, 83, l’americano Jim Ryun, 72, il tanzaniano Filbert Bayi, 66, il neozelandese John Walker, 67, i britannici Sebastian Coe (padrone di casa) 63, e Steve Cram, 59, l’algerino Noureddine Morceli, 49 e il marocchino Hicham El Guerrouj 45, che con il 3:43.13 del Golden Gala ‘99 regna da vent’anni, il più lungo dominio nella storia della distanza.

Gli assenti, a far data da quel 6 maggio 1954 che obbligò a una nuova datazione (prima e dopo Bannister) erano Derek Ibbotson, che aveva preceduto di un anno sir Roger nel viaggio da cui, come dice Shakespeare, nessuno ha fatto ritorno, John Landy, la cui tarda età, 89, ha sconsigliato il lungo viaggio dall’Australia, Herb Elliott, 81, e Steve Ovett, 64. Ancora una volta, come nella furibonda estate del 1981, quella dei dieci giorni che sconvolsero il miglio, il faccia a faccia Ovett-Coe è stato rinviato.

Per formare una tavola da dodici apostoli (diventati undici…), convocati anche due irlandesi (Ron Delany, 84, campione olimpico dei 1500 a Melbourne ’56, e Eamonn Coghlan, 67, “maestro dei legni” e primo a correre sotto i 3:50 al coperto) e Kip Keino detto King, 79, che accusò quattro secondi da Ryun l’8 luglio 1967 a Los Angeles (3:33.1 a 3:37.2, demolito il record di Elliott ai Giochi di Roma ‘60) ma si rifece con pesanti interessi olimpici poco più di un anno dopo, a Città del Messico, quando il giovanotto del Kansas soffri l’altitudine e venne “colpito al mento” dallo spietato avvio di Ben Jipcho, scudiero extralusso di Kip, già sceso in pista su 10000 e 5000.

Miglio azzurro e rosa: nel Parnaso dei 1609 metri, Paolo Pigni Cacchi, la prima al mondo sotto i 4:30 nel ’73 e magnifica suffragetta del mezzofondo, e Gabriella Dorio, olimpionica nel miglio metrico a Los Angeles ’84. Sia il record di Paola che quello, in vigore dal 1980, di Gabriella ebbero come teatro lo Stadio dei Pini di Viareggio. La nostra piccola Iffley Road.

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