2017: bye-bye Bolt, di chi sarà la corona?

28 Dicembre 2017

I grandi momenti dell'atletica mondiale: medaglie, primati e duelli della stagione in cui il fulmine giamaicano ha salutato l'attività agonistica


 

di Marco Buccellato

UN ANNO DI ATLETICA - Il 2017 consegna in archivio tredici record mondiali femminili "ufficiali", tutti centrati fuori-pista in gare su strada e con la neonata 50 km di marcia donne: il più splendente è quello di Mary Keitany nella maratona "woman only". Nessun primato mondiale maschile, "world best" a parte, ma due primati europei. Più agile il movimento giovanile, con numerosi record ufficiali under 20 e under 18 a coprire tutti i settori del programma, tranne la marcia. Il medagliere dei Mondiali torna agli Stati Uniti con superiorità netta, 30 medaglie di cui 10 d'oro, il doppio del secondo team in materia "gold" (Kenya), il triplo nel conto dei tre metalli.

L'UOMO CHE DIVISE UNO STADIO - Il finale che doveva essere epico, la 4x100 e la quindicesima medaglia iridata di Usain Bolt, regala un crampo di buonuscita al giamaicano e il record europeo di 37.47 ai britannici. Il frastuono del Queen Elizabeth è metà per la caduta del re e metà per l'oro degli sprinter di casa. Se il finale non vi sembra abbastanza surreale, chiedere un supplemento a Christian Coleman, capace di battere Bolt sia sui 100 che con la staffetta ma di meritarsi il poco dorato hashtag di "Silver Surfer", beffato prima da Justin Gatlin poi da quelli della Union Jack.

FARAH, CINETECA FINALE - Il britannico venuto dall'Africa apre il Mondiale con l'oro dei 10.000, il terzo di fila, ma perde l'ennesima epica doppietta per l'abilità tattica degli etiopi, stavolta più cattivi del killer, che gli mettono davanti il loro uomo migliore, Muktar Edris. L'etiope prende a prestito il "Mo-Bot" ed è anche il primo a rialzare Farah dalla pista e rendere meno amaro il finale della sua storia iridata con un abbraccio. Finita? Macché: l'ultimo show in pista coincide con l'epilogo al cardiopalmo nella prima finale Diamond League a Zurigo, quattro ombre nere a tuffarsi sul traguardo e Mo Farah che la spunta e sputa l'anima per congedarsi con una delle più belle gare di sempre sui 5000.

L'ORO DEI FIORDI - Sbarco vichingo: il prodigioso octatleta oro ai mondiali allievi 2013, Karsten Warholm, è incaricato da Odino in persona di un upgrading del mito di Thor sul pianeta Terra. Il più giovane finalista dei 400 ostacoli di Londra vince l'oro mondiale con il crono meno veloce nella storia delle finali iridate (48.35), ma con le gomme da pioggia ci può stare. La sua faccia sbalordita fa il giro del mondo e diventa un must in una frazione di secondo. Nel pacco norvegese della fiaba 2017 ci sono anche il bronzo con tuffo di Filip Ingebrigsten sui 1500, i record a manetta del cucciolo di famiglia, Jakob, e già in clima natalizio, dal lontano Giappone, arriva il sensazionale record europeo di maratona del faticatore Sondre Moen a Fukuoka (2h05:48).

BARSHIM & THIAM - La IAAF ha deciso che gli atleti dell'anno sono Mutaz Essa Barshim e Nafissatou Thiam, l'altista qatarino e l'eptatleta belga che anche come altista se la cava piuttosto bene. Hanno vinto il mondiale e lei pure l'Olimpiade un anno fa. Lui vanta l'ultimo lustro sopra i 2,40, l'intero 2017 senza sconfitte e il terzo successo in Diamond League in quattro anni. Lei ha messo in bacheca il titolo europeo indoor e l'ingresso sopra la soglia dei 7000 punti nelle sette fatiche outdoor.

LASITSKENE-KUCHINA E IL PICCO - 27 gare senza sconfitte dall'imbrunire della stagione 2016, quattro primati personali e il vertice di 2,06 a La Pontaise di Losanna. Su tutto, però, la stratosferica finale mondiale di Londra, dove un errore a 1,99 ha rischiato di far saltare il banco degli scommettitori in favore della tosta polacca Licwinko o della farfalla ucraina Levchenko. Invece Mariya Lasitskene-Kuchina ha messo sul tavolo l'asso a 2,01 con un volo sontuoso e netto. A 2,03 la bella russa, in gara come atleta neutrale, scrive la parola fine a una gara stupenda al primo assalto. La Kuchina chiude il 2017 con sedici gare vinte oltre i 2 metri, superati complessivamente ventuno volte.

APOCALISSE - Il Mondiale di Londra consegna alla cronaca altri colpi di scena a ripetizione e finali fuori pronostico, come l'incredibile 400 metri donne in cui l'olimpionica Shaunae Miller-Uibo cede di schianto a pochi metri dall'oro e finisce incapace di articolare le gambe, regalando il successo non a Allyson Felix, altra mega-sorpresa, ma all'altra statunitense Phyllis Francis. Sui 200 uomini la corona finisce sulla testa dell'outsider nominato da pochissimi, il turco Ramil Guliyev, al termine di una volata vinta contro uno stanco Wayde van Niekerk e dopo la querelle-Makwala. Gli USA firmano contro ogni previsione un doppio capolavoro nei 3000 metri siepi donne, con fantastico uno-due firmato Emma Coburn e Courtney Frerichs contro la pattuglia afro-asiatica di keniane e della primatista del mondo Ruth Jebet. L'ultima sorpresa arriva a fine rassegna: Trinidad & Tobago incassa il primo oro della staffetta maschile del miglio costruendo il capolavoro in terza frazione con Machel Cedenio e firmando con Lalonde Gordon il sorpasso sugli USA, sei volte all'oro nelle ultime sei edizioni, a pochi metri dal traguardo.

INDIMENTICABILI 1500 - Quelli rosa e molto neri di Kipyegon e Semenya e con la solita agguerritissima macchia bianca di Jenny Simpson: la più bella finale del Mondiale, vinta dall'olimpionica Faith Kipyegon e con gli schianti finali di Sifan Hassan e della purosangue scozzese Laura Muir, infilate in prima corsia dalla Simpson e all'esterno dal bulldozer Caster Semenya, che toglie per sette maledetti centesimi il fiato in gola al pubblico impazzito per la Muir e che sei giorni più tardi impallinerà con irrisoria facilità Francine Niyonsaba e l'altra americana Ajee Wilson in un finale-monstre degli 800.

LA CARICA DEI NOVANTA - Il 2017 che si avvia a conclusione ha regalato la spettacolare annata del giavellotto maschile, vissuto sull'abbondanza di ben otto prestazioni oltre i 90 metri, tre opera di tedeschi e la quarta di uno specialista di Taipei. Il top è nel duello infinito tra il campione olimpico Thomas Röhler e il neo-campione del mondo Johannes Vetter, autori di lanci poco prima e ben oltre i 94 metri. I due amiconi chiudono l'annata sette a sette, ma è Röhler a assaporare il gusto meno dolce, trovando a Londra la beffa della medaglia di legno, a 6 centimetri dal bronzo e a poco più di un metro e mezzo dall'oro.

MOMENTI DA RECORD - La stagione più esaltante delle maratone femminili passa per il record mondiale di Mary Keitany (2h17:01 a Londra) e per le 300 atlete capaci di correre sotto le 2h34. La Keitany ha centrato il world record su una maratona non mista uomini-donne vincendo per la terza volta sul Tamigi così come fatto a New York. Degna vice-regina, Tirunesh Dibaba, miglior seconda di sempre in 2h17:56. Il record multiplo però ha la sua regina in Joyciline Jepkosgei, che a Praga firma un poker alieno chiudendo la mezza ceca in 1h04:52 e trasitando a tempo-record anche su 10 (30:04), 15 (45:37) e 20 chilometri (1h01:25). Sempre a Praga, quinta ciliegina con un 10 km travolto in 29:43. Chiude in gloria migliorando ancora il record del mondo di mezza maratona a Valencia (1h04:51) per un solo secondo.

LA PIOGGIA SOPRA BERLINO - Il cielo tedesco complica la vita a Eliud Kipchoge, che non centra il record del mondo nel giorno del triplo assalto suo, di Bekele e di Kipsang (entrambi ritirati), ma vince in 2h03:32 al termine di una bellissima 42 km dove il peperoncino l'ha messo il debuttante etiope Gude Ayola, miglior esordiente di sempre in 2h03:46. L'azzurra Catherine Bertone è sesta in 2h28:34, primato italiano stagionale e record del mondo master W45. Le maratone d'autunno regalano emozioni e cabale rovesciate: Galen Rupp a Chicago e Shalane Flanagan a New York riportano in auge gli USA dopo 15 anni di latitanza maschile e ben 40 di assenza di successi femminili.

QUELLA CAREZZA SULLA SABBIA - Poteva essere l'anno di Ivana Spanovic, dopo l'incredibile gara dell'Euroindoor di Belgrado vinta con 7,16 prima, 7,24 poi e controfirmata con 7,17. L'esito del Mondiale, invece, punisce la splendida combattente serba, che manca di un centimetro il podio con 6,96 e all'ultimo salto lascia la traccia beffarda della pettorina nella sabbia, là dove la misura si riduce a un insufficiente 6,91, ben indietro a dove è atterrata con il corpo. L'oro di Brittney Reese, il quarto iridato della statunitense, resta non scalfito e solo sei centimetri più in là.

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